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Storia di Viareggio

La storia fino al Settecento

La Repubblica di Lucca aveva utilizzato la fascia costiera dove ora sorge Viareggio fin dal 1500 e vi aveva fatto erigere una torre come colonia di forzati nel 1533.

La situazione ambientale di Viareggio nel corso del Settecento non era certo salutare, a causa degli acquitrini e delle zone paludose. Nel 1742 Viareggio vantava 22 abitanti.

A metà di questo secolo il bresciano Bernardino Zendrini, ingegnere idraulico al servizio della Repubblica di Venezia, cominciò a bonificare la zona: procedette al taglio della macchia palustre, alla costruzione delle cateratte ed allo scavo del fondale del Burlamacca.

Nel 1748 l’architetto Valentino Valentini tracciò un primo piano regolatore: le vie erano disposte ortogonalmente, parallele e perpendicolari al mare. Lucca stabilì che i terreni bonificati fossero ripartiti tra i nobili lucchesi. 26 appezzamenti vennero ripartiti tra altrettante famiglie nobili con l’obbligo di trasformarli in poderi agricoli. La popolazione si sentì esclusa da questa decisione, ed allora il Senato della Repubblica annullò le concessioni e le rivendette con il sistema delle aste al pubblico.

Così le famiglie lucchesi non più timorose di febbri malariche decisero di costruire le loro ville; ricordiamo le più note famiglie in quelle dei Mansi, Cittadella, Cenami, Bernardini, ecc. Il borgo si trasformò in paese, la vita economica si concentrò sull’agricoltura e sullo scalo marittimo.

Ottocento

Anche Lucca cadde sotto il potere di Napoleone: fu trasformata da Repubblica in Principato e di fatto governata dalla sorella, Elisa Bonaparte. Napoleone incoraggiò la sorella Elisa ad incrementare l’attività marinara: i capitani dei pescherecci erano inviatati ad imbarcare ragazzi che avessero compiuti i 12 anni, per insegnare loro a pescare in cambio di una indennità annua.

Dopo la caduta di Napoleone lo stato lucchese fu assegnato a Maria Luisa di Borbone: la duchessa conferì il rango di città a Viareggio nel 1820. I Borboni fecero in modo che Viareggio diventasse un famoso centro di villeggiatura. Nel 1819 venne decretata la costruzione di una darsena per favorire l’attività cantieristica.

Nel 1822 il clima vacanziero venne intaccato dalla morte del poeta Shelley e Viareggio divenne meta di pellegrinaggio per i letterati europei. Nel 1825 per iniziativa di qualche viareggino cominciarono a sorgere i primi “bagnetti”. Nel 1826 Carlo Lodovico, successore di Maria Luisa, perfezionò il piano regolatore disciplinando le concessioni delle aree fabbricabili ed avendo maggiore attenzione all’estetica dei fabbricati: l’anno dopo donò il palazzo regio al Comune perché lo trasformasse in Chiesa e convento, ma poiché a questo vi aveva già pensato il Pontefice, destinò questo palazzo a Casinò per feste e giochi. Lo stesso duca nel 1827 approvò il progetto di costruzione dello stabilimento dei bagni comunali.

Dal 1820 al 1828 furono edificate 234 case. Nei terreni paludosi dietro la città vennero installate una ventina di risaie. Nel 1847 Carlo Lodovico cedette il ducato di Lucca a Leopoldo II di Toscana.

Nell’Ottocento Viareggio era la “Perla del Tirreno” e questo sicuramente anche grazie al nostro mare. La composizione dell’acqua marina fu oggetto di studio dei chimici dell’Ottocento. Nelle piante marine fu trovata una sostanza con cui i medici già curavano varie malattie: lo iodio. Lo iodio veniva già usato come disinfettante del cavo faringeo: il Dott. Giannelli, autore nel 1833 del libro “Manuale per i bagni di mare” scrisse che con questo metodo erano state ottenute 264 guarigioni su 354. Lo scopo dell’inizio delle bagnature fu di origine terapeutica; la talassoterapia , ovvero la cura a base di bagni di mare, di sole, sabbiature ed aria salina.

La costruzione dei due stabilimenti balneari ad opera del Duca Carlo Lodovico fu la prima in Italia: lo stabilimento era formato da due bagni, destinati rispettivamente uno agli uomini ed uno alle donne. L’apertura era stabilita dalle 8 del mattino all’una, e nel pomeriggio dalle tre fino ad un quarto d’ora prima dell’Ave Maria della sera. Lo stabilimento consacrò l’ozio del villeggiante: il litorale viareggino diventò l’avvicendarsi delle mode. L’impianto dei bagni era ad U, sviluppandosi su palafitte; un leggero schermo di tele chiudeva il fronte verso il mare realizzando una vera e propria piscina. I bagni erano adornati da cupolette. Ogni anno venivano eseguiti lavori di abbellimento e di manutenzione. Venivano poi organizzate feste quale “Giuco degli uomini nel sacco”, la “festa campestre la sera del 9 agosto”.

Nel 1838 vennero costruiti i bagni caldi, chiamati anche bagni d’Igea ed erano aperti da giugno a settembre a tutte le ore del giorno. I bagni erano tutti di marmo bianchissimo: le finestre di alcuni davano direttamente sul mare e quindi immergendosi nell’acqua si poteva godere di un magnifico paesaggio. L’acqua era salina o dolce a seconda della richiesta del bagnante.

Viareggio divenne città balneare dove però a differenza dalle altre città balneari artificialmente costruite contrapponeva il proprio lato naturale di un mondo di lavoro , di pescatori e di marinai che per un pubblico frivolo ed elegante erano motivo di folklore. Il canale Burlamacca consentiva di separare la città adibita al divertimento e la città dei marinai. A partire dal 1849 si ebbe un cambiamento nella gestione degli stabilimenti balneari: fino ad allora era stato il Comune a gestirli tramite la Commissione sopra i Bagni, mentre a partire da quell’anno la gestione fu data in appalto ai privati.

L’incremento sostanziale dell’attività balneare fu dovuto principalmente alla realizzazione della rete ferroviaria; la linea Viareggio-Pisa fu inaugurata nel 1861. Nel 1860 accanto ai bagni fatti costruire dal Comune fu costruito il bagno Felice Barsella a cui seguirno alcun anni dopo il Nettuno, l’Oceano, il Balena, ecc. Il grandioso stabilimento “Nettuno” costruito nel 1865 aveva aggiunto ai tradizionali servizi e ritrovi, negozi bellissimi, pieni di oggetti antichi. Vi si accedeva passando sotto un arco sormontato dall’immagine del Dio Nettuno: lo stabilimento era dotato inoltre di una sala da ballo, sala per i pranzi, ovunque tavolini per il caffè. L’attività edilizia sollecitata da quella turistica si rivelò particolarmente intensa a partire dal 1870.

Alla fine dell’Ottocento Viareggio era palcoscenico della mondanità.

Novecento

I padiglioni dei bagni esprimevano l’idea del provvisorio assimilando la Passeggiata ad uno scenario da montare e smontare ad ogni stagione.

Nel 1917 un grandioso incendio distrusse i padiglioni balneari: l’unico supersite a testimonianza della passeggiata ottocentesca è lo stand Martini. L’evento divenne pretesto per rinnovare l’immagine del litorale: i padiglioni variopinti furono sostituiti da forme più regolari, seguendo un disegno unitario. Nel 1928 fu ordinata la rimozione di tutti i pontili di legno dei bagni. E da quel momento in poi si può dire che era finita un’epoca.